Archivio per Settembre, 2007

Un avvocato che ha il piercing sulla fessa è ancora un buon avvocato?

La domanda nasce dall’esame delle immancabili statistiche di questo blog e si pone come un dubbio esistenziale che attanaglia le menti e le coscienze dei giovani d’oggi.

Oggi

estasi 3
L’uomo che tiene il volante 1
Statistiche sui pompini 1
chiavata 1
estasi della carne 1
cause per avvocato 1
piercing sulla fessa 1

Come vedete, tutto sommato questo blog fa anche informazione e servizio di utilità sociale.

L’erba ti fa male se la fumi senza stile.

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Morire sotto a un cavallo… ci vediamo in paradiso, se esiste e sinnò che ce ne fotte a nuij nun c’ vdimm cchiù, è quello che mi dispiace

Questo post è dedicato a Papele. Papè, perché sì muort?  Papè, perché sì muort?  Papè, perché sì muort???? E adesso a me chi m’ chiava? CHI? CHI M’ CHIAVA A ME?

Per saperne di più su Papele e sulla sua tragica scomparsa (sei passato col giallo e mo l’assicurazione nun ce rà manc o’ cazz… Papè perché sì muort???) guardate il video qui sotto

Dopodiché, per approfondire l’argomento Papele, vi incollo anche una famosa poesia di Bigazzi-Pace-Savio, intitolata Tombeado:

Cumm ir bell!
Vulivi a fella ‘e carne e t’a facevo… vulive ‘i ‘o bar e te facevo ‘i
Qualche volta hai sbagliato
Papè pecché si mmuort?
Papè pecché si mmuort?
Papè pecché si mmuort?
Eri bello mi piacevi, eri una cosa terrificante
Papè pecché si mmuort?
Papè pecché si mmuort?
Papè pecché si mmuort?
O vero… quacche volta hai sbagliato ma senza fare niente di male a nessuno
Ce l’hai miso ‘n culo ‘o macellaio ma per pochi soldi
Papè m’hai lasciato qua cu trentuno figli che n’e ffaccio m’e mmagno?
Il primo fa ‘o ricuttaro
Il terzo… e tu mi dici il secondo il secondo non c’è più Papè tu non te lo sei dimenticato io so’ abortita a Natale, il ventitré è o ver ‘o ventiquattr a vigilia, ma a me che me ne fotte, io ti voglio bene Papè!
Papè pecché si mmuort, Papele perché sei morto?
C’avevo anche una bella cosa per te…te l’avè fa vedè a zizza rifatta a Zurigo, si poteva rinverdire tutto il nostro amore e tu si mmuort comm a nu strunz sotto a nu cavall, Papele…
Ma pecché? C’era anche il giallo, se c’era rosso perlomeno qualcosa dall’assicurazione pigliavamo, ma col giallo non pigliamo manc’ ‘o cazz, Papele!
A pensare che aveva fatto affidamento su di te il maresciallo Ambresi che s’era trasferito, ha ditto: “I faccio una combutta co’ Papele mettiamo un commercio di chiattilli,” sì, di stu cazz! Manco il Mom possiamo comprare! Papè pecché si mmurt? Papelo!
E ridi un poco! Ridi un poco! Ehh… hai ragione Carmelina, quello non può ridere Papè è mmuort…mò come faccio senza Papele? Non me lo portate via, lasciatemelo qua un giorno perché tre pò feta! Lasciatemelo qua! Cumm sì bell! T’aggià dà nu’ vas!
Tiè, tieni, madonna mia, madonna mia, madonna mia, madonna mia, madonna mia!
Faciteme ‘i ca me straccio tutte ‘e capille!
È un crescento, è un crescendo di doloro! Purtatammell via a Papele, come hai fatto a farmi questo danno? Sembra ieri che stavi qui! Dove sei oggi?, dove sei oggi? all’aldilà?, all’aldilà all’aldiqua?…. Uuhhh Papepelo Papele Papele mio! statt bbun ci vediamo in paradiso, se esiste e sinnò che ce ne fotte a nuij nun c’ vdimm cchiù, è quello che mi dispiace.
Addì Papè, addio, ma ci rivedremo, tò prumett! Te lo dice Concettina Tramortato! Ciao Papè, ciao Papè, ciao Papeleee…!  

Questo post è finora il momento più alto di questo blog. Non faccio per vantarmi, ma estasidellacarne è anche cultura. Sì, perché la cultura è anche questo, è anche la lirica commiserazione di una persona cara venuta tragicamente a mancare. E adesso a me chi m’ chiava? CHI?

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Donne, se vi trovate sulla metropolitana di Napoli e ad un certo punto vi sentite bagnate tra le gambe allora vuol dire che avete incrociato quest’uomo

Estasi simpsonsizzatoAmiche mie e non della ventura, ebbene sì, lo so: non è affatto facile essere donne.

Siete nella metropolitana di Napoli, affollata e olezzante di sudore stantio come piscio rancido. Ad un certo punto vi passa accanto un uomo (vedi la foto a sinistra). Iniziate d’improvviso a grondare umori vaginali come se piovesse durante una devastante alluvione.

Non vi preoccupate: avete appena incrociato Estasi mentre va a lavoro. E’ normale.

Per tranquillizzarvi, ho deciso allora di pubblicare una mia foto in modo che possiate più facilmente riconoscermi.

E ricordate: c’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero (cit.).

Ciò detto veniamo alle statistiche di ieri:

Ieri

estasi della carne    6
chiavare    2
carne    2
il pelo della fica    1
maschi con la fessa    1
una web chat veramente peccaminosa    1
piercin sulla cappelle    1
pasta e patate con provola    1
estasidellacarne    1

E poi, ringraziando Asia per la cordiale e tempestiva collaborazione, gioisco all’idea di lasciarvi con l’inno del 2007:

Spiderpork, Spiderpork,
il soffitto tu mi sporc.
Tu mi balli sulla test,
e mi macchi tutto il rest.
Tu quaaaaaaaaaa
ti amo Spiderpork…!”.

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Di peni eretti son pieni i retti

Questo simpatico titolo, che è peraltro una piccola citazione (ma col cazzo che la scoprire, voi, cerebrolesi dal neurone pigro), vengo qui a riportarvi le statistiche delle ricerche su gugol che hanno portato su estasi in questi due dì. Sono giorni difficili, in cui è meglio che i fatti prendano lo spazio delle parole e che le parole se ne vadano un po’ a farsi fottere. Quindi nessuno sfoggio di sicumere linguistiche come orpelli vaginali o prepuziali, come ad esempio simpatici anellini o piercing sulla cappella o sulle piccole o grandi labbra, etc. Niente di tutto ciò, sarà meglio cedere al silenzio quel che ancora resta da esprimere.

Oggi

clito fella    2
chiavata    2
Brenzario    2
NON SPARGERE IL SEME MASCHILE BIBBIA    1
lorimeri    1
cadea carne di cavallo    1
“vogliose”    1
belle in carne    1
PASTA E PATATE CON PROVOLA    1

Ieri

estasi della carne    3
l’estasi    3
TI CHIAVO    2
vogliose    1
merda    1
estasi    1
chiavata britney spears    1
PODCAST MARINETTI    1

Per fortuna, estasidellacarne è anche questo.

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E’ inutile voler fare l’attore impegnato se ti chiami John Holmes e ce l’hai lungo 30 centimetri

Noto con profondo dispiacere che il post sulle Lorimeri è andato deserto. Allora meglio tornare al disimpegno più totale e nulla funziona meglio, in tal senso, delle statistiche del blog:

Oggi
statistiche sui pompini 1
chiavata 1
pompino all’ordine del giorno 1
estasi 1
tette 1
fmf gang 1
Ieri
estasi della carne 4
tangoo 1
gelosia floria tosca 1
IMMAGINI DI PERSONA CHE MANGIA IL CALIPP 1
BELLE FORME 1
carne 1

La palma d’oro di questa due giorni di ricerche su gugol la darei a chi ha cercato “pompino all’ordine del giorno“. Tanto di cappella. Ma niente male anche chi cerca le “statistiche sui pompini“. Che tipo di indicatori poteva mai cercare il nostro avventuroso visitatore in merito alle pratiche orali?

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La favolosa musica del 1990 proiettata nei giorni nostri come un clitoride volante

Le Lorimeri Queste due ragazzette che sembrano uscite da un circo o da un teatro lesbo di seconda mano dopo una rappresentazione in chiave brechtiana di “Annarè” di Gigi D’Alessio si chiamano – o dovrei dire si chiamavano – Lorimeri.

Pensate che queste ragazzette (alcuni dicono italofrancesi) tome tome cacchie cacchie nel 1990 arrivarono in finale al Festivalbar che si giocarono contro… pensate un po’: Ligabue.

Il loro cavallo di battaglia si chiamava “Tell me why (te ne vai)” e parlava di un tale che infilava termini o locuzioni in inglese dovunque rendendosi insopportabile fino a dirgli: “Te ne vai o no?”. Insomma un testo di un certo calibro, con una musica pseudo-rap molto Jovanotti ante litteram tipo “La mia moto” o cose ben peggiori. Un’altra canzone se non ricordo parlava di due amiche o cose così. Sono passati ormai 17 anni, sembra sempre più un’eternità. Eppure io ancora mi ricordo quando ascoltavo la radio in modo ossessivo-compulsivo in cerca di nuovi stimoli (all’epoca era il mio periodo di accanimento per Radio Kiss Kiss Network ed in particolare per Gianni Simioli, soprattutto quando faceva coppia con Roberto Russo: ineguagliabili nel loro A tutte le auto della pulizia)… ancora dovevo scoprire il rock, quello vero, anche se già avevo amato ed amavo i Beatles… Alla fine se ci penso da bambino io ascoltavo solo i Beatles e gli Squallor… questa è stata la mia fortunatissima formazione intellettuale e la rivendico.

Beh, torniamo alle Lorimeri: queste donne sono svanite nel nulla.  Nessuno sa quali fossero i loro veri nomi, nessuno sa dove siano ora, cosa fanno… Beh, è incredibile la caducità del successo: finale del Festivalbar nel 1990 e poi il dimenticatoio assoluto. In pochi si ricordano chi siano state queste due pittoresche fanciulle, queste due pazzoidi che “cantavano” (virgolette obbligatorie) divertendosi come delle matte delle robe su cui oggi sarebbe impossibile scommettere più di due lire, ma anche meno.

Dal pulpito di Estasi, lancio un accorato APPELLO: chi ha notizie, di qualsiasi tipo, delle Lorimeri, è pregato di lasciare un commento.  

Chi non ha notizia o non ha idea di chi fossero state queste due matte, può ugualmente lasciare un commento non è che gli si spalma la merda in faccia per questo…

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L’estasi in carne

Ed ecco il momento che tutte le frequentatrici di questo blog ed i frequentatori con strane tendenze stavano aspettando: direttamente dal laboratorio dove nasce questo blog, un video di estasidellacarne mentre scrive il suo ultimo post.

Dannatamente autoreferenziale.

L’estasi in carne ed ossa

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Oggi giochiamo all’avvocato delle cause perse: Clemente Mastella e Britney Spears

Amici miei e non della ventura, la carne non è acqua.  Pertanto,  si rende necessario, anche su questo blog disimpegnato, provare a parlare di due scottanti argomenti di attualità.

E Mastellone viaggia a spese mie: indignarsi perchè un politico (Mastella, nella fattispecie, ma uno qualunque sarebbe uguale) vola a spese dei cittadini per suo diletto, mascherato o non mascherato da un impegno diplomatico e bla bla bla non importa, equivale ad accusare Cicciolina di aver peccato per essersi fatta un ditalino nella sua vita. Amici miei e non della ventura, io non sono affatto indignato per queste inezie. C’è ben altro.

La politica italiana si basa su una sola cosa: il voto di scambio. Quello che mi indigna non sono i privilegi della politici, ma come gli elettori vivano il proprio rapporto con la politica. Una volta era partecipazione infervorata, c’era la volontà di lottare e finanche morire per delle idee. Oggi, con la morte e la sepoltura delle ideologie (e c’è chi dice che è un bene!!!) tutto questo non esiste più. L’appartenenza a un partito è sempre più raramente legata all’effettiva convinzione che in quel partito ci siano persone in gamba, oneste e brave ad amministrare il Paese. No: l’appartenenza ad un partito, oggi, è quasi sempre subordinata a qualche piacere che si è ottenuto o che si dovrà ottenere. C’è sempre un tornaconto.

Qualche mese fa in Campania circolava una specie di Manuale Cencelli delle cariche regionali, tipo corecom, asl, fondazioni varie, etc.: uscì su qualche giornale si fece un giorno di polemica poi tutto tacque. Ed è ovvio che tutto tacque: è ormai all’ordine del giorno la spartizione dei posti di potere, il cosiddetto spoils system. Ma questo vale ai vertici dei nostri amministratori come alla base degli elettori. Gli enti pubblici si moltiplicano (comunità montane in comuni sul livello del mare, enti per la protezione delle loffe delle farfalle e amenità varie) non solo per accontentare qualche potente, ma anche e soprattutto per stipendiare qualche “amico di parente di fratello di figlio di … etc.”: la cosa pubblica è uno stipendificio vergognoso e di questo nessuno se ne indigna. E quel professore, come si chiama, ah sì Ichino, viene massacrato solo perché propone di ottimizzare le professionalità pubbliche (o quel poco che ne resta). Lo dovrebbero fare papa a Ichino e invece tutti i giorni viene massacrato.

Eppure, amici miei e non della ventura, ce la prendiamo con i politici e Grillo porta in piazza centinaia di migliaia di persone per lamentarsi della politica. L’iniziativa di Grillo è sacrosanta, sicuramente andrebbero mandati tutti a fare in culo, ma poi saremmo punto e da capo: il problema è la base, il problema sono gli elettori, i politici lo sono di riflesso. Tra posti pubblici, consulenze, incarichi di vario tipo, favori, piaceri, raccomandazioni, segnalazioni per andare a lavorare in posti privati, appalti dati ad aziende non per la capacità tecnico-economica ma per le loro conoscenze potenti, gli elettori sono molto più corrotti dei politici che vanno criticando.  Allora è inutile indignarsi per Mastella che vola gratis: lui, come tutti gli altri, sta lì perché noi l’abbiamo voluto lì. E noi questi politici li vogliamo lì perché ci hanno fatto o perché contiamo ci facciano qualche favore. E’ inutile prendersi in giro: un vaffanculo se lo meritano, ma poi è meglio che stiano lì, che non si sa mai devo sistemare mio figlio, mio nipote o devo avere quella consulenza a cui tengo tanto…

Britney Spears fa terrorismo alimentare agli MTV Video Music Awards: l’hanno massacrata, la porvera Britney. Povera per modo di dire, visti i miliardi che ha guadagnato e che guadagna e cha guadagnerà. Insomma, questa donna, dopo aver sfornato un po’ di prole, anche se fuori forma ha le palle di salire mezza nuda su un palco a cantare e a muoversi, seppur un po’ peggio del solito. L’hanno massacrata.  Ed è una cosa davvero ingiusta: Britney è stata molto coraggiosa e se n’è fregata altamente di non essere perfettamente in forma. E chi fino ad ieri le sbavava addosso ora la critica? Davvero vergognoso. Prima di tutto perchè Britney Spears, anche se fuori forma, è pur sempre bellissima. Ed in secondo luogo perché Britney ha sfatato un mito, cioè quello della ragazza sexy perfetta, tutte le curve a posto, sempre in perfetta forma: la vita reale non è questo e Britney ce l’ha ricordato dal palco. Gli stereotipi di una bellezza sempre asciutta e tonica sono solo da prime pagine di Vogue o riviste del genere: la vita ti porta a fare dei figli, ad essere fuori forma, semmai anche a chiuderti in un centro di disintossicazione, a rasarti tutti i capelli e semmai a scappare. La vita è anche questo e se una donna ha il coraggio di riaffermarlo salendo seminuda su un palco, beh, complimenti.

Bene, ho completato le mie arringhe. Ora la parola passa all’accusa.

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Incantarsi guardando le statistiche di questo blog

Caro uomochedorme,

non ti risponderò, perché non vorrei che questo blog prendesse una piega troppo seriosa. Quanto dici è in parte sacrosanto, in parte bisognerebbe rifletterci ancora… Che il progresso tecnologico sia un’opportunità può esser vero, ma… Basta ho detto che non rispondevo! Concordo sul fatto che i futuristi non sono solo paraculi: hanno cambiato l’arte e le loro opere, principalmente quelle pittoriche, hanno talune punte di eccellenza. “A 300 Km/h sulla città” di Gerardo Dottori è uno dei miei quadri preferiti. Ma ora basta così e veniamo al vero motivo del post. Amo chi entra su questo blog arrivandoci da gugol, perché regala sempre piccole perle. Alcune sono le seguenti:

Oggi

troia in carne    2
come va in estasi donna sagittario    1

Ieri

vogliose    2
club delle tettone    1
CHIAVATA    1
estasidellacarne    1
pratica onanistica    1
voglio vedere l’uomo che tromba di più     1
estasi    1

Grazie a voi tutti, bei porcelloni gugolisti.

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SENZA INCANTO NE’ DISINCANTO

 

Egregio Estasi, facciamo attenzione al fascino del disincanto: potrebbe suonare come nichilismo intellettuale. Dobbiamo evitare di farci affascinare dalle merci. Ma non dimenticare nemmeno di essere, prima di tutto, consumatori di parole. Che aggiungerei, essendo gratis, sono vieppiù portate a troieggiare liberamente nell’aria istigandoci col loro sex appeal.

Una buona arma è la distinzione. Per cominciare, e sono certo che lo sai anche meglio di me, i futuristi furono qualcosa di più che semplici ‘paraculi’.

Il primo movimento d’avanguardia in Europa, che tanti ci hanno scopiazzato e da solo rivaluta la (misera) storia culturale dell’Italia moderna (salvo forse il neo-realismo), io non lo tratterei così male…

Tu parli di “obblighi, finte manifestazioni d’affetto, false manifestazioni di stima…”, aggiungendo che… “siamo circondati palesemente da persone che non sopportiamo ma facciamo buon viso a cattivo gioco”… ecc.

E io, in tutto questo, non vedo traccia di velocità. Né riscontro una mancanza di tempo, se è di tempo oggettivo e di velocità oggettiva che stiamo parlando. Il che forse giustificherebbe la citazione futurista.

A me sembra invece che il punto sia tutt’altro. E se proprio lo devo localizzare, questo punto, io lo ritrovo nelle nostre teste, non altrove. Magari ce l’avessimo noi la smania di prendere in mano le nostre vite e renderle spettacolari, come Marinetti e co. Magari la ritrovassimo nei nostri coetanei, o la riscoprissimo nei racconti dei nostri genitori (nella maggioranza dei casi, ancora più schiavi di noi. Altro che sessantotto immaginario alla Gaber…).

Magari…

La nostra generazione ha una chance, che non s’è affatto guadagnata sul campo, a forza di manganelli e manifestazioni. è scesa dal cielo. Non dobbiamo far altro che afferrarla, e provare a sfruttarla nel migliore dei modi. Si chiama progresso tecnologico, e ci regala uno spazio come questo dove scambiare idee e avanzare proposte, rendendole visibili a chiunque voglia, più circa mille altre opportunità che non devo certo elencarti io.

Nella realtà abbiamo più tempo, molto più tempo da dedicare a noi, e ne avremo sempre di più. Grazie a questa chance. Responsabilità nostra, solo nostra, trovare le giuste motivazioni, la fantasia. O il coraggio.

Ovvio che lo sai, e io so che tu sai, tant’è che alla fine sostituisci alla parola progresso, la parola profitto, che non è affatto ‘quasi la stessa cosa’, e forse finanche l’opposto.

Concordo che ovunque c’è profitto c’è del marcio. Chi nega questo non conosce i fondamenti dell’economia capitalistica. Come concordo sul fatto che c’è merda ovunque, sicuro. Ma come ce n’è sempre stata. Il guaio è che oggi la visibilità di ogni cosa è aumentata, e quindi pure di quella generica cosa che chiamiamo merda.

Il che ci mette in grave difficoltà. Non possiamo più nasconderci dietro un ‘chi lo sa’, uno ‘speriamo’ o, peggio ancora, farcene un vanto al chiuso della nostra nicchia, constatando che se c’è e si vede, allora di certo non riguarda noi, no. Quella merda non è nostra.

Chi ti narra di tempi diversi, di mesi di villeggiatura e dell’aria pulita da respirare, sorvola su un paio di guerre – massacri di massa, vent’anni di follia collettiva, e almeno altrettanti di guerra fredda.

Non so te, ma io non sento alcuna mancanza della noiosissima villeggiatura di un mese, nè tanto meno dei viaggi estenuanti su auto cariche all’eccesso di valigie e senza aria condizionata. Come non mi manca la Democrazia Cristiana, le telefonate col gettone, e “quei vecchi bei programmi di una volta…”

L’aria pulita, quella sì. Ma sono il primo a prendere l’auto anche se viaggio solo e, certe volte, lo ammetto, faccio male la raccolta differenziata.

Per pigrizia, forse. Mancanza di motivazioni, fragilità, carenza immaginativa…

Comunque sia, qualcosa che ho nella testa, la mia testa, e su cui provo a lavorare un po’ ogni giorno.

Senza incanto, né disincanto.

Solo la forza oscena

del mio limpido canto.

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Canto tutto il mio disincanto, canto: la longa manus del mercato e la religione della velocità

Cito tre personaggi. Difficile farli stare tutti insieme. Proviamoci.

Uno è Italo Svevo, dalla Coscienza di Zeno: “Già credo che in qualunque punto dell’universo ci si stabilisca si finisce coll’inquinarsi. Bisogna moversi. La vita ha dei veleni, ma poi anche degli altri veleni che servono di contravveleni. Solo correndo si può sottrarsi ai primi e giovarsi degli altri.”

Uno è Filippo Tommaso Marinetti, dal Manifesto del Futurismo: “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.”

Uno è Alessio Bertallot, che canta tutto il suo disincanto, rispondendo quasi un secolo dopo a Marinetti: “Canti dell’uomo che tiene il volante, la fede nelle macchine, canti invece io canto tutto il mio disincanto [...] L’uomo nuovo che trombe ecatombe che accelera nonostante lo strapiombo che incombe, uomo nuovo ventre che addenta il cammino e più veloce è più è vicino al divino. Uomo nuovo, che asfalta, che assalterà il futuro, uomo nuovo, che corre col suo aerosiluro, uomo nuovo condottiero incolonnato comandante cilindrato con il rombo e il tuono, auto nuova uomo buono [...] L’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la terra, lanciata a corsa, la grande corsa VERSO IL NULLA“.

La religione della velocità. Un concetto prettamente futurista, ma che a un secolo di distanza si è reso quanto mai attuale. Ma potevano  mai pensare i futuristi, un po’ paraculi, che avrebbero trovato come migliore e grande alleata la lunga mano del mercato? E’ lei che ha catalizzato tutte le nostre abitudini, è grazie a lei che siamo sempre più incolonnati e cilindrati, con il rombo e il tuono ed è grazie alla consumistica smania dell’uomo moderno, guidato, come al solito, da chi vuole indurre i suoi bisogni aka il marketing aka il mercato, che si è arrivati a rendere realistica l’irrealistica equazione auto nuova uomo buono che solo i paraculi futuristi potevano procacciare per plausibile.

Siamo tutti uomini nuovi? La velocità sta migliorando la nostra vita o la sta distruggendo? Per cosa corriamo? Non certo per sfuggire ai veleni e giovarci dei contravveleni, ma allora è vero che la nostra grande corsa è verso il nulla?

Quando uomochedorme parla di una atroce flessione nel nostro desiderio, tra le cause vedo anche questa: la mancanza di tempo per desiderare. Trascorriamo freneticamente la nostra vita tra impegni, obblighi, finte manifestazioni d’affetto, false manifestazioni di stima, circondati palesemente da persone che non sopportiamo ma facciamo buon viso a cattivo gioco, non abbiamo tempo per noi stessi né per le poche persone che ci sono care, se non se ne sono definivamente andate a cercare infelicità altrove. Perché, questo è certo, la felicità non è di questo mondo.

Eppure ci narrano di tempi diversi, tempi dove tutta questa frenesia non esisteva eppure si riusciva a vivere ugualmente, anche molto meglio di ora. La vita durava di meno, ma era senz’altro più densa di momenti piacevoli. Ci narrano di “mesi di villeggiatura”, adesso si parla di “una settimana di ferie”. Ci narrano di posti dove potevi passeggiare, mari puliti, aria ancora respirabile, poco traffico e meno criminalità. Eppure dev’essere esistito tutto questo. Poi è arrivato il mercato.

Si potrebbe quasi arrivare al paradosso di dover dire che tutto ciò che è progresso è male. No, non è così, ma è così: tutto ciò che è profitto è male: LA NOSTRA VITA E’ INQUINATA DAL MARKUP. 

Aumenta sempre più il divario sociale, le ingiustizie sociali sono all’ordine del giorno. Le caste la fanno da padrone e tutto gira intorno alle conoscenze, alle mazzette, alla corruzione morale e materiale. Ma non è un fenomeno solo italiano: dovunque c’è un possibile profitto lì c’è il male, quasi come un riflesso pavloviano.

Anche per questo, io canto tutto il mio disincanto.

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Voi figli rassegnati ad un mondo di noia

Mi riallaccio al post dell’amico mio e non della ventura uomochedorme, che ancora una volta ci ha titillati come capezzoli. Hai ragione su tutta la linea e voglio rinforzare quanto hai scritto con questo spezzone inedito di Giorgio Gaber e Sandro Luporini pubblicato qualche domenica fa su Repubblica. Quel giorno ho ringraziato il Gruppo l’Espresso per aver speso bene quell’euro. Ed ho ringraziato il Bar Santos per cappuccino e brioche al tavolino a Piazzale Tecchio. Davvero illuminante: è tutto quello che penso sulla mia generazione. Che, se la generazione di Gaber ha perso, la mia non se l’è neanche mai giocata. 

Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i 25.enni di ora, così diversi ,mi domando: che eredità abbiamo lasciatio ai nostri figli? Forse , in alcuni casi , un normale benesse. Ma non è questo il punto. Voglio dire…un’ide, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’aktro dell ecolpe. Si, il coro della tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.

Siamo stati forse noi padriinsensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? No. allora dove sono le nostre colpe? Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi,la Resistenza. E’ sempre tempo di Resistenza. Perchè invece di esibire ilnostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perchè invece di parlare di buoni e cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perchè avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli? Perchè non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro contributo.

Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?

Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi: dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’infividuo?

D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia. Però, spiegatemi perchè vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perchè vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una propposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigorosoqualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore… Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione…Certo, è il marchio  dell’epoca. E quando la noia e la depressione siinsinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato.

Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No! Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza nulla… salvo questo nulla non identificabile che ci corrode.

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All inclusive

 

ALL INCLUSIVE

Non me ne voglia il mio coautore, ma il parlare sempre e solo di fica mi rattrista.

Sarà che non sono bravo come lui a fare due cose contemporaneamente (quindi se devo scegliere…)

Ma voglio qui oggi affrontare un argomento scottante, almeno nella misura in cui è bandito da ogni ambito di discussione… il desiderio.

Noi tutti riteniamo di essere liberi (e diciamolo: anche speciali).

Sdraiati su un tappeto d’erba sintetica, le mani dietro la nuca, ci beiamo della nostra libertà, ammirando quelle luci lontane tanto fascinose quanto – come si sa – inesistenti… e non perché troppo lontane, bensì perché scadute nel tempo.

La fisica quantistica si prende gioco dei nostri (umani – troppo umani) occhi.

Ma cosa ci costringe supini?

Pigrizia? Paura? Indolenza?

E io che cazzo ne so?

Ma di sicuro qualcosa non ha funzionato, e noi – la gran parte di noi (estasi escluso) – abbiamo smesso di de-siderare.

Per l’appunto, di trovare l’impulso necessario a staccare lo sguardo dalle stelle, e attivarci per colmare quella distanza cosmica che ci separa dal piacere: il gesto che ci consentirebbe il contatto, la carezza, il pugno, il pompino, l’abbraccio (se tralascio alcune categorie è solo per questioni di spazio)

Allora mi sono chiesto: a chi conviene questo?

Beh… da sempre le stelle sono appannaggio di chi ha il potere, e vuole conservarlo tenendoci ipnotizzati alla volta del cielo.

I modi… quelli sono molti, ma si somigliano tutti. Si passa dal sentimentalismo al buonismo, per giungere al pietismo e al sensodicolpevolismo, ecc.

più infiniti altri –ismi che il marketing del potere secolarizzato ha ‘procreato’ per intrattenerci.

Le ragioni ufficiali invece sono più diversificate, e si chiamano: paradiso eterno, guerra preventiva, e “tradizione che va difesa” (per dirne tre a cazzo…)

Come reagire alla nuova schiavitù trasparente?

Alle maglie del controllo panottico? (voi fate di sì con la testa, e nessuno si insospettirà)

Semplice: torniamo a desiderare, e quindi a de-siderare!

Risolleviamo noi, i nostri occhi, le nostre sorti dalla terra e ri-sorgiamo come albe dal patetico destino in cui siamo confitti, incantati nella contemplazione fintamente romantica delle stelle.

Perché sognare è tutt’altro. Sognare è rialzarsi. è prevedere l’uso sistematico e quotidiano dell’immaginazione, unico antidoto alla minestra riscaldata dell’immaginario collettivo/preventivo smadonnante, S. Gennaroaiutacetu-dipendente. Riguadagniamo l’oltre che profetizzava Zarathustra

torniamo ad essere desideranti… esseri desideranti… desiderati… liberi. Esseri umani.

Torniamo corpi, semplicemente corpi, corpi e basta:

all inclusive come direbbero quegli stronzi di ammericani.

E adesso basta. Me ne sparo una e poi a nanna.

Bye

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E lucea la cappella (la Tosca secondo me)

La Tosca rielaborata da me, ed in particolare la romanza (si chiama romanza? boh) più bella dell’opera.

Scenario: Mario Cavaradossi è l’amante di Floria Tosca, nota cantante molto gelosa. A causa della gelosia di quella troia di Tosca e di quello stronzo dell’Angelotti che invece di starsene a Castel Sant’Angelo si ruba il cibo di Mario e sparpaglia ventagli qua e là, Mario viene arrestato da Scarpia, “confessore e boia”. Nella mia versione, però, Mario non muore e lui e Tosca salpano da Civitavecchia e scappano via. Lì Tosca continua a rompere i coglioni lei e la gelosia e dato che è molto devota si fa scopare solo una volta ogni due mesi. Mario, che non sopporta più Tosca, ma che non può tenersi un’amante, dato che quella stronza di Floria è troppo gelosa, per farsi una sana chiavata se ne va a puttane. Però ne trova una che la dà ad ore e lui riesce a pagarsi solo un’ora, altrimenti quella stronza di Tosca si insospettisce dell’ammanco di denaro dal suo portafogli: la troia costa ben 50 euro all’ora (beata lei). Mario si scopa la meretrice. Il suo pallino sarebbe sodomizzarla, ma si appassiona alla fica della peripatetica e ivi passa tutta l’ora, senza peraltro riuscire a venire. Al termine dell’ora, accorato e affranto, il cavalier Mario Cavaradossi intona:

E lucea la cappella…
e olezzava la pucchia…
stridea l’uscio dell’ano…
e un dito sfiorava il clito.
Entravo in ella, fragrante,
mi cadea tra le braccia.
Oh dolci baci, o languide carezze,
mentr’io fremente
le belle forme pagavo cinquanta euro!
Svanì per sempre
il sogno mio del culo…
L’ora è fuggita,
masturbo disperato…
masturbo disperato…
E non ho amato mai tanto la fica!
Tanto la fica…
Tanto la fica…

Cari melomani, tanto Vi dovevo.

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Lasciarsi un giorno a Roma

Premesso

  • che inizio a pensare che le statistiche di wordpress mi prendano per il culo: non è possibile che oggi ci siano 4 accessi da gugol con keywords: “pictures of rischio de carne”;
  • che oggi ho trascorso una giornata del cazzo nella città eterna per un inutile incontro di lavoro del cazzo;
  • che sono più stanco del culo di cicciolina dopo una intensa giornata lavorativa;

Tutto ciò premesso

 

E’ intenzione dello scrivente lasciare le SS.VV. meditare sul seguente

 

Componimento (aka: “Ora dico un poesia”, cit.)

 

Dalla città eterna fo ritorno

lo tenni duro tutto il giorno

ma è davver magro il mio bottino:

non ci uscì neanche un pompino!

Guardai tanti culi e tette

di signore e di sciacquette

la mia ricerca, ahimè, fu vana

ci voleva una puttana!

Ma di soldi neanche il becco

allor per non restar a secco

senza fica, bocca o ano

me lo menai per ben in mano.

Fu il sollievo repentino

quasi meglio di un bucchino

care donne ve lo giuro

io di questo son sicuro

fate troppo le preziose,

antipatiche, altezzose!

Allor tra il dire ed il non fare

ma andatevene a cagare!

 

In verità vi dico: “ieri sera Gaetano mi voleva dare pasta e broccoli a me… ma va caca va… ho mangiato salciccia… ohè siccome pagava Antonio, a me che cazz me ne fotte… aggio ordinato una matriciana…al forno… ho una panza che sembra un garage…” (cit.)

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Titillarvi come capezzoli pigri per farvi inturgidire un po’

Amici miei e non della ventura, rieccomi qui a titillarvi come capezzoli pigri per farvi inturgidire un po’… Molte cose si sono dette e qualcun’altra s’è fatta, ma quel che resta del futuro è riassumibile mediante le parole chiave delle Vs ricerche in gugol:
Questi sono i termini usati dai visitatori per trovare il vostro blog.
Oggi

estasi dela carne    3
video tette    2
ESTASI    1
estasi    1
borderline mentire    1
Ieri
il rosario    1
maschi porci    1
riccardo schicchi    1

Quel che più colpisce non è la ricerca sulle porcate ma come ci sia un visitatore entrato sul sito cercando “il rosario”. Porca puttana, dovrà essere scioccato da quanto ha trovato invece di ritrovare informazioni circa la corona.

Vorrei lasciarVi con un indovinello:

Il suo posto è dentro al mazzo

ma anche in bocca può andar bene

se spagnola è per sollazzo

lì nel mezzo allor conviene

Di cosa si parla? Attendo la Vs soluzione nei commenti

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Difendere e salvaguardare l’ateismo dal bombardamento mediatico e non di una chiesa che incalza più che mai

“E vedo una Chiesa che incalza più che mai, io vorrei che sprofondasse con tutti i Papi e i Giubilei”  lo diceva Gaber, che più volte ho citato in questo blog, anche perché forse gli sono debitore, ho scoperto solo dal suo penultimo album, o ultimo se non si considera il postumo, che quell’uomo diceva le stesse ed identiche cose che pensavo io.

Dopo il bombardamento mediatico dei papa boys che si sono riuniti per non ricordo quale giornata della gioventù o altro, insomma una roba simile, credo sia opportuno indignarsi un po’. E questo è il posto per farlo.

Indignarsi di cosa? Ma avete anche il coraggio di chiederlo? Ragioniamo, sempre che ciò non sia sintomo di follia (ieri, su rai3, per fortuna che esistono i comunisti direi: Ditegli sempre di sì, di e con Edoardo De Filippo: un manifesto su come l’umanità sia destinata alla follia a causa della sua smania di ragionare troppo, ma questo è un altro discorso, non divaghiamo). Dicevamo: indignarsi di cosa?

Quando qualcuno bestemmia o quando qualcuno è blasfemo oppure solo se si vede un pompino in prima serata tv si vedono i cattolici insorgere. Ed i politici cattolici (te li raccomando, quelli) iniziano ad accusare l’estremismo di sinistra, i valori decaduti a causa dei no global e tante puttanate del genere. Per carità, io non bestemmio. Qualcuno potrà sconvolgersi per tale affermazione, ma vi assicuro, amici miei e non della ventura: io non bestemmio. Principalmente per rispetto nei confronti di chi ci crede davvero. Non ho intenzione di ferire nessuno. Così come non entro in chiesa urlando durante le cerimonie “Preti di merda” né ruttando o petando. Se per motivi di impudica borghesia mi trovo in un luogo cosiddetto sacro io rispetto profondamente chi mi sta intorno. Penso ad altro, semmai al patrimonio architettonico ma non mi viene in mente di andare dal prete dicendo: “Ho ragione io, tu taci e non dire cazzate”.

ALLORA MI CHIEDO PERCHE’ L’ATEISMO NON VENGA ALTRETTANTO RISPETTATO. Non voglio vedere i papa boys in televisione: infangano e sviliscono il buon nome dei giovani, degli adolescenti ma anche dei miei coetanei. Non voglio vedere i politici cattolici parlare delle unioni di fatto. Non voglio sentire Ruini che maledice la ricerca sulle staminali. Non voglio che si dibatta per settimane su se Ratzinger sia pro o contro il pagare o non pagare le tasse. Non mi interessa cosa si dice nell’Angelus. Non voglio vedere la messa in televisione. Non voglio sentire la messa per radio. Non voglio che la chiesa, il papa o la CEI o Comunione-Liberazione (quelli, poi, te li raccomando più dei politici cattolici) abbiano alcuna voce in capitolo su fatti o fenomeni che non riguardino direttamente le mere questioni spirituali. Non voglio che lo IOR abbia un potere economico e non spaventoso e lo utilizzi per influenzare scelte o decisioni di laici se non dello stato.  Non voglio che la chiesa si indigni per le manifestazioni dei froci fatte a roma per il giubileo. Non voglio che la chiesa ritenga blasfemo e da bollare chiunque non creda negli stessi valori e nelle stesse icone religiose.

Possibile che il rispetto debba essere unilaterale? E’ questo continuo attacco all’ateismo la vera blasfemia. Essere atei è diventato peggio di essere ebreo a Berlino nel 1943. Mi sento emarginato e continuamente vessato. La smettessero i cattolici di fare le vittime: le vere vittime siamo noi. Ecco cos’è davvero volgare, ecco cos’è davvero blasfemo.

Ed ora, dibattito, feroce e senza paura di spargere sangue.

Tanto Vi dovevo.

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Grazie di esistere

Grazie a coloro i quali entrano in estasi con le ricerche più assurde. Alcune chicche direttamente incollate dalle statistiche del blog:

Questi sono i termini usati dai visitatori per trovare il vostro blog.

Oggi

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foto papere mute maschi e femmine 1
estasi 1

Ieri

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visione di una fica 1

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