Lettera ad un pompino mai nato

Nutro profondo rispetto ed immutata stima nei confronti delle minoranze, che possano definirsi linguistiche, algebriche o di qualsivoglia tipo: io le rispetto e in genere loro instaurano nei miei confronti dei patti di non bellingeranza. Per carità, qualcuno potrebbe obiettare che è una posizione di comodo, ma sono pronto a giurare anche su ciò che più mi è caro che si tratta di una scelta principalmente ideologica e culturale. Sì perché, amico mio e non della ventura, tutto questo è un segno dei tempi, come avrebbe cantato Prince una quindicina-ventina d’anni fa. Gli anni ottanta ci hanno lasciato speranze ed ambizioni, distrutte pedissequamente negli anni novanta, anni di vera decadenza morale, culturale, antropologica, sociale, sessuale. Non fa specie, pertanto, che in questo nuovo millennio che cotal bagaglio (o fardello che dir si voglia) ce lo ritroviamo noi, poveri adolescenti troppo cresciuti ma pur sempre idioti, o stronzi se preferiamo, sulle nostre spalle. Ed è qui che invochiamo l’estasi della carne come unica pozione magica contro tutti i malesseri della vita moderna. Sì, perché non basta aprire un blog e dire cazzate per essere felici, quel che ci necessita è un corpo più o meno contundente sotto la scrivania che ritmicamente ci dia la gioia di scrivere sul blog dal portatile che sta sopra la scrivania. Se ci pensi, amico mio, è tutta una questione di confine, la scrivania è al centro e a quel punto si può essere relativamente al suo di sopra o al suo di sotto. Allora non concordo con chi vuole relegare ad un ghetto chi come noi esplicita chiaramente le proprie necessità fisiologiche per poi mentire alla società ma prima di tutto a se stessi: la vera verità è che la nostra evoluzione non può dimenticarsi di chi crede nella reincarnazione. Peraltro, aborro la reincarnazione come mera vita dopo la morte, che come ogni credenza in un qualsivoglia trascendentale è un oppio dei popoli che vuole farti comportare bene in vita per poi rinascere meglio: è semplicemente la metafora di un paradiso o di un inferno mutuato dalla visione cristiana. No, per me la reincarnazione avviene già in vita ed è il continuo reinventarsi dell’uomo, il suo continuo cambiar pelle, il suo continuo evolversi ed involversi. Ed io ho scoperto in questo il mio destino: nasco maiale e muoio porco.

In verità vi dico: “Burp”. Tanto vi dovevo.

5 Risposte so far »

  1. 1

    ankou6 said,

    🙂
    devo ammettere che hai uno stile accattivante!

  2. 2

    ankou6 said,

    😦 scusa per l’abuso di squallidi smiles

  3. 3

    ti ringrazio per la simpatica prosopopea della tua fisa italiana. dice il matador, dice il venditor, non me ne importa mister, non me ne importa mister. tutti abbiamo bisogno di un paio di tette come cuscino, tutto sta a stabilire a priori i ruoli. l’estasi ti vuole, cerca sempre l’estasi.

  4. 4

    UOMOCHEDORME said,

    Mi si dica quel che si vuole, mi si dia pure della checca o del gran frocione succhiacazzi a pagamento, ma io mi sono commosso… Oriana Fellatio non avrebbe scritto di meglio. In particolare, le ultime quattro righe sulla reincarnazione in vita sono spettacolari e al contempo impregnate di una malinco-noia degna di un marcomasini di campo appena colto (dopo il linciaggio di quattro skinheads in astinenza, s’intende).

    – “Lettera a un pompino mai nato” si annovera senz’altro come punto di riferimento assoluto del panorama letterario italiano di questo secolo.
    Pietro Eccitati

    – Leggendo “Lettera a un pompino mai nato” i miei dubbi circa la fine della filosofia anzitempo prospettata da Heidegger, si sono ridotti ad un misero schizzo di sperma nella piscina personale dell’artista Riccardo Schicchi.
    Riccardo Schicchi

  5. 5

    So che per questo post volevano propormi per lo Strega, un premio da me molto ambito. No, non è quello là famoso, ma è quello della “Suora Strega che prima ti converte e poi ti fa una”. Vi ringrazio, lacrimando cipollosamente dagli occhi, inarrestabili fontanelle, però non di liquido bianco bensì trasparente, per tutto il Vs calore. Ringrazio anche Eccitati e Schicchi, ma credo che quest’ultimo abbia confuso il nome “Heidegger” con “Henger”, famosissima filosofa di gabbibiana memoria. Grazie di cuore, ma non solo di quel cuore lì.


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