Gloria e decadenza del dado per il brodo

Cara papera pelosa, grazie per la testimonianza. Gli spunti che provengono direttamente dalla tua passera sono notevoli, ma bisogna stare attenti a certe affermazioni. Ci sono papere intelligenti? Assolutamente NO. Ci sono papere meno cretine, ecco tutto. Ma ricordati che “cervello di donna” è un famoso ossimoro. Per carità, col dovuto rispetto per le quote rosa. A valle di tale vessillo, che sventola in cima alla nostra languida e proterva cappella, proseguo nel rimpinguare la tua onanistica vanità intellettuale dicendoti che, fondamentalmente hai ragione. Peraltro ci tengo a riportarti qui una famosa favola americana, quella della rana e dello scorpione.

Una rana e uno scorpione si incontrarono davanti a un fiume. Entrambi volevano passare dall´altra parte, e se la rana non aveva difficoltà, lo scorpione era preoccupato, perché non sapeva nuotare.

Per piacere, mia cara rana, mi porteresti dall´altra parte del ruscello?” chiese lo scorpione, con la voce più dolce che gli riuscì di fare.
“Fossi matta!” gli rispose la rana “Non provare nemmeno ad avvicinarti, non ho nessuna voglia di farmi pungere da te”.
“Ma ragiona, ranocchietta: se tu mi aiuti a passare il fiume prendendomi sulla groppa, io mai e poi mai ti pungerei: se lo facessi, annegherei, perché non so nuotare”.
La rana rifletté, e decise di aiutare lo scorpione, un po´ perché aveva paura che altrimenti la avrebbe punta, un po´ perché era un animale generoso, e dopo tutto lo scorpione non le aveva fatto niente di male.
E così lo scorpione saltò in groppa alla rana, e tutti e due si buttarono in acqua. Erano già a metà del percorso, proprio in mezzo al fiume, quando la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena. “Ma come?” esclamò “mi hai punta! E ora moriremo tutti e due, io per il veleno, e tu perché annegherai! ?Ma perché lo hai fatto?” E lo scorpione rispose: “Già, perché l´ho fatto? Perché pungere è la mia natura, e io non posso farci niente”.

Orbene, cara palmipede dotata di fessura, nella favola della rana trovi una verità facilmente rapportabile alla realtà culinaria dei pennuti chicchiricanti: i polletti sanno bene che non facendo i porci potrebbero senz’altro attrarre (e fottersi) più papere ma non riescono a contenersi perchè ESSERE PORCI è LA NOSTRA FOTTUTA NATURA E NON POSSIAMO FARCI NIENTE. E così come lo scorpione si fa in culo perchè muore insieme alla rana così noi poveri polletti ci facciamo inculo perché non vi si scopa.

Allora non possiamo farci niente: cuociamo nel nostro brodo, nella speranza di non essere ridotti a dadini per il brodo da qualche papera particolarmente stronza. E in questo c’è la nostra gloria e la nostra decadenza.

Tanto ti dovevo.

1 Response so far »

  1. 1

    asianews said,

    Caro pollo solitario,
    la tua novella è estremamente chiarificatrice e istruttiva. Nasce però un quesito, che credo rimanga irrisolto nei secoli dei secoli, è più stolto lo scorpione a perpetuarsi nell’errore di assecondare la sua natura o la donna che capisce la sua natura e scappa? Interessante anche la metafora del brodo di pollo, perché è questo che prima o poi diventa un uomo se cade nella pentola dell’amore per una donna. Quel che rimane alla donna, nello stagno torbido e rinsecchito della mente maschile, è la seguente frase “l’acqua è poca e la papera non galleggia”.


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