Voi figli rassegnati ad un mondo di noia

Mi riallaccio al post dell’amico mio e non della ventura uomochedorme, che ancora una volta ci ha titillati come capezzoli. Hai ragione su tutta la linea e voglio rinforzare quanto hai scritto con questo spezzone inedito di Giorgio Gaber e Sandro Luporini pubblicato qualche domenica fa su Repubblica. Quel giorno ho ringraziato il Gruppo l’Espresso per aver speso bene quell’euro. Ed ho ringraziato il Bar Santos per cappuccino e brioche al tavolino a Piazzale Tecchio. Davvero illuminante: è tutto quello che penso sulla mia generazione. Che, se la generazione di Gaber ha perso, la mia non se l’è neanche mai giocata. 

Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i 25.enni di ora, così diversi ,mi domando: che eredità abbiamo lasciatio ai nostri figli? Forse , in alcuni casi , un normale benesse. Ma non è questo il punto. Voglio dire…un’ide, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’aktro dell ecolpe. Si, il coro della tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.

Siamo stati forse noi padriinsensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? No. allora dove sono le nostre colpe? Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi,la Resistenza. E’ sempre tempo di Resistenza. Perchè invece di esibire ilnostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perchè invece di parlare di buoni e cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perchè avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli? Perchè non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro contributo.

Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?

Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi: dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’infividuo?

D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia. Però, spiegatemi perchè vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perchè vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una propposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigorosoqualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore… Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione…Certo, è il marchio  dell’epoca. E quando la noia e la depressione siinsinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato.

Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No! Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza nulla… salvo questo nulla non identificabile che ci corrode.

1 Response so far »

  1. 1

    patricia said,

    Si, è sempre tempo di resistenza.
    Io però vedo che si ci incazza (parlo a livello generazionale – 27enni e giù di lì) sempre di più, se qualcuno ci dà una spinta non voluta mentre siamo in fila, che per qualcosa che mina il futuro, o peggio, il presente.
    …forse si chiama APATIA…che è peggio di DEPRESSIONE.

    (ma non so se dare la colpa alla generazione dei miei, 54enni e giù di lì)

    un saluto


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