SENZA INCANTO NE’ DISINCANTO

 

Egregio Estasi, facciamo attenzione al fascino del disincanto: potrebbe suonare come nichilismo intellettuale. Dobbiamo evitare di farci affascinare dalle merci. Ma non dimenticare nemmeno di essere, prima di tutto, consumatori di parole. Che aggiungerei, essendo gratis, sono vieppiù portate a troieggiare liberamente nell’aria istigandoci col loro sex appeal.

Una buona arma è la distinzione. Per cominciare, e sono certo che lo sai anche meglio di me, i futuristi furono qualcosa di più che semplici ‘paraculi’.

Il primo movimento d’avanguardia in Europa, che tanti ci hanno scopiazzato e da solo rivaluta la (misera) storia culturale dell’Italia moderna (salvo forse il neo-realismo), io non lo tratterei così male…

Tu parli di “obblighi, finte manifestazioni d’affetto, false manifestazioni di stima…”, aggiungendo che… “siamo circondati palesemente da persone che non sopportiamo ma facciamo buon viso a cattivo gioco”… ecc.

E io, in tutto questo, non vedo traccia di velocità. Né riscontro una mancanza di tempo, se è di tempo oggettivo e di velocità oggettiva che stiamo parlando. Il che forse giustificherebbe la citazione futurista.

A me sembra invece che il punto sia tutt’altro. E se proprio lo devo localizzare, questo punto, io lo ritrovo nelle nostre teste, non altrove. Magari ce l’avessimo noi la smania di prendere in mano le nostre vite e renderle spettacolari, come Marinetti e co. Magari la ritrovassimo nei nostri coetanei, o la riscoprissimo nei racconti dei nostri genitori (nella maggioranza dei casi, ancora più schiavi di noi. Altro che sessantotto immaginario alla Gaber…).

Magari…

La nostra generazione ha una chance, che non s’è affatto guadagnata sul campo, a forza di manganelli e manifestazioni. è scesa dal cielo. Non dobbiamo far altro che afferrarla, e provare a sfruttarla nel migliore dei modi. Si chiama progresso tecnologico, e ci regala uno spazio come questo dove scambiare idee e avanzare proposte, rendendole visibili a chiunque voglia, più circa mille altre opportunità che non devo certo elencarti io.

Nella realtà abbiamo più tempo, molto più tempo da dedicare a noi, e ne avremo sempre di più. Grazie a questa chance. Responsabilità nostra, solo nostra, trovare le giuste motivazioni, la fantasia. O il coraggio.

Ovvio che lo sai, e io so che tu sai, tant’è che alla fine sostituisci alla parola progresso, la parola profitto, che non è affatto ‘quasi la stessa cosa’, e forse finanche l’opposto.

Concordo che ovunque c’è profitto c’è del marcio. Chi nega questo non conosce i fondamenti dell’economia capitalistica. Come concordo sul fatto che c’è merda ovunque, sicuro. Ma come ce n’è sempre stata. Il guaio è che oggi la visibilità di ogni cosa è aumentata, e quindi pure di quella generica cosa che chiamiamo merda.

Il che ci mette in grave difficoltà. Non possiamo più nasconderci dietro un ‘chi lo sa’, uno ‘speriamo’ o, peggio ancora, farcene un vanto al chiuso della nostra nicchia, constatando che se c’è e si vede, allora di certo non riguarda noi, no. Quella merda non è nostra.

Chi ti narra di tempi diversi, di mesi di villeggiatura e dell’aria pulita da respirare, sorvola su un paio di guerre – massacri di massa, vent’anni di follia collettiva, e almeno altrettanti di guerra fredda.

Non so te, ma io non sento alcuna mancanza della noiosissima villeggiatura di un mese, nè tanto meno dei viaggi estenuanti su auto cariche all’eccesso di valigie e senza aria condizionata. Come non mi manca la Democrazia Cristiana, le telefonate col gettone, e “quei vecchi bei programmi di una volta…”

L’aria pulita, quella sì. Ma sono il primo a prendere l’auto anche se viaggio solo e, certe volte, lo ammetto, faccio male la raccolta differenziata.

Per pigrizia, forse. Mancanza di motivazioni, fragilità, carenza immaginativa…

Comunque sia, qualcosa che ho nella testa, la mia testa, e su cui provo a lavorare un po’ ogni giorno.

Senza incanto, né disincanto.

Solo la forza oscena

del mio limpido canto.

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