E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica

Amici miei e non della ventura, lo ammetto: è difficile resistere al Mercato. Sì, lo so, sto citando quel certo gruppo lì, quella certa canzone lì, ma d’altro canto, come dicevano i famosi jazzisti: le note sono sette, chi arriva primo se le fotte. Quindi non me ne vogliate se, a fronte di questa considerazione mi calo una pasticca. Una Zigulì al lampone. Roba forte. Eppure noto che le cose stanno evolvendo, o dovrei piuttosto dire involvendo, verso qualcosa che non mi piace affatto. Signore e signori, signor presidente, onorevoli colleghi, amici vicini e lontani, ormai è palese: anche se si nasconde dietro articolati giri di altisonanti parole, non curandosi affatto dell’avvenire più remoto né del presente più immediato, l’intellettuale pensa solo alla figa. Ragioniamoci insieme, amici miei e non della ventura. Perché mai se io fossi Brad Pitt e avessi siffrediane o holmesiane protuberanze tridecimetre, perché mai dovrei leggere tutti quei libri? Dobbiamo essere onesti e sviscerare, con giusta ponderazione, il problema: cos’è un pompino se non la contemporanea esaltazione delle virtù del traente e del trattario? Pensateci.

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